- PIEMONTE – 8 zone tra le province di Torino e Alessandria (Comuni di Caluso, Mazzè, Rondissone, Carmagnola, Alessandria, Quargento, Bosco Marengo e così via).
- TOSCANA-LAZIO – 24 zone tra le province di Siena, Grosseto e Viterbo (Comuni di Pienza, Campagnatico, Ischia e Montalto di Castro, Canino, Tuscania, Tarquinia, Vignanello, Gallese, Corchiano)
- BASILICATA-PUGLIA – 17 zone tra le province di Potenza, Matera, Bari, Taranto (comuni di Genzano, Irsina, Acerenza, Oppido Lucano, Gravina, Altamura, Matera, Laterza, Bernalda, Montalbano, Montescaglioso)
- SARDEGNA – 14 aree tra le zone in provincia di Oristano (Siapiccia, Albagiara, Assolo, Usellus, Mogorella, Villa Sant’Antonio, Nuragus, Nurri, Genuri, Setzu, Turri, Pauli Arbarei, Ortacesus, Guasila, Segariu, Villamar, Gergei e altri)
- SICILIA – 4 aree nelle province di Trapani, Palermo, Caltanissetta (Comuni di Trapani, Calatafimi, Segesta, Castellana, Petralia, Butera).
La mappa, aggiornata nel dettaglio, è riportata sul sito del Deposito nazionale (https://www.depositonazionale.it/). L’Italia deve riuscire, secondo programma, ad avviare il deposito entro il 2025. Al momento stiamo pagando per smaltire parte dei nostri rifiuti nucelari in Gran Bretagna e Francia e ora, con il via libera del ministero dello Sviluppo economico e quello Ambientale, è ufficialmente ripartito l’iter per la consultazione pubblica che dopo la pubblicazione delle aree idonee porterà a un lungo percorso per l’individuazione di quella in cui verrà realizzato il deposito nazionale che inizialmente dovrà contenere 78 mila metri cubi di rifiuti a bassa e media intensità e successivamente anche 17 mila metri cubi ad alta attività (per un massimo di 50 anni). La spesa pervista per il Deposito, affiancato da un parco tecnologico, è di 900 milioni di euro.
Nei sessanta giorni successivi alla pubblicazione (del 5 gennaio) parte infatti la consultazione pubblica con Regioni ed enti locali che faranno le loro osservazioni a Sogin. Servirà il consenso della comunità per poter poi proseguire e, una volta trovato l’accordo, saranno necessari almeno 4 anni per costruire il deposito e parco.
COSA OSPITERÀ’ IL DEPOSITO – Quello che verrà realizzato è un deposito, con parco tecnologico, su un’area di 150 ettari (110 deposito e 40 parco). Il deposito sarà a matrioska: all’interno di 90 costruzioni in calcestruzzo armato verranno collocati grandi contenitori in calcestruzzo speciale per contenere i rifiuti radioattivi. Questi rifiuti sono, tra l’altro, in buona parte provenienti dal mondo civile, industriale, della ricerca o medico ospedaliero, dato che si tratta per esempio di sostanze radioattive usate per la diagnosi clinica, per le terapie anti tumorali e altre. In totale, si tratta di circa 95 mila metri cubi di rifiuti radioattivi. Appurato che questo deposito, come da linee guida, dovrà essere realizzato in zone che soddisfino specifici criteri (scartate per esempio aree vulcaniche, sismiche, soggette a frane, inondazioni, sopra determinate latitudini o troppo vicine alla costa etc etc), attraverso speciali barriere ingegneristiche il deposito dovrà garantire l’isolamento dei rifiuti radioattivi per più di 300 anni. Molto probabilmente, come già avvenuto in passato quando furono semplicemente ipotizzate alcune aree dove realizzarlo (ad esempio fu indicata la Sardegna), l’idea del deposito porterà polemiche e dibattiti a livello locale. Ora però non c’è davvero più tempo per rimandare la questione del nucleare: la Sogin, società realizzata apposta per la questione nel 2001 e costata circa 300 milioni l’anno agli italiani, da troppi è costretta a continuare a rinviare i suoi programmi su deposito e scorie, tanto che il decomissioning nucleare italiano è oggi progettato al 2036 (se ci riusciremo).